Ciò che non sappiamo
October 24, 2011
In questo interessante articolo, Chris Coyier, ci fa riflettere sull’ampio spettro in cui si deve operare quando si crea un sito e ci mette davanti ad una serie di punti da non dimenticare. Ho tradotto l’articolo ed eccolo qui:
Non sappiamo quale browser, quale versione di questo browser, o che tipo di computer (pc? mac?) l’ utente stia utilizzando mentre visita il nostro sito.
Ecco perché dobbiamo seguire degli standard web che ci danno la possibilità di programmare un sito web che (per la maggior parte) possa funzionare ovunque.
Non conosciamo le capacità del browser dell’utente che sta visitando il nostro sito web.
Così abbiamo dei tool dove poterle simulare e testare . In questo modo possiamo costruire la fantastica esperienza che vogliamo e renderle perfettamente accettabili per tutti i browser.
Non sappiamo le dimensioni della finestra del browser che un utente utilizza mentre visualizza il nostro sito web.
Quindi dovremmo progettare i nostri siti per essere fluidi e utilizzare le queries (mediaqueri.es per vedere molti esempi), mezzi per ottimizzare il sito per qualsiasi dimensione dello schermo (responsive design).
Non conosciamo la velocità di connessione a internet dell’ utente che visita il nostro sito web.
Quindi cerchiamo di dosare il caricamento delle pagine. Facciamo che i contenuti e le immagini siano il più leggere possibili. Serviamo tali risorse attraverso server ottimizzati solo per questo e geograficamente più vicini ai nostri utenti (CDN). In questo modo il nostro sito web si caricherà il più velocemente possibile.
Non conosciamo la mentalità dell’ utente che visualizza il nostro sito.
Così abbiamo condurre una ricerca utente (ad esempio, Silverback) e cercare di scoprirlo. Cerchiamo di testarne diverse tipologie. Utilizziamo la nostra esperienza (e qualche volta usiamo l’istinto come gli utenti stessi) per prendere le decisioni giuste. Progettiamo per l’uomo.
Non conosciamo la posizione geografica di un utente che visualizza il nostro sito web.
Quindi, se il nostro sito ne ha bisogno o potrebbe essere meglio saperlo, possiamo chiederlo, letteralmente, o scoprirlo attraverso HTML5.
Non sappiamo quali lingue comprende un visitatore del nostro sito. *
Quindi, se abbiamo le risorse per farlo, utilizziamo servizi di traduzione (Smartling ad esempio) per offrire il nostro sito web nella lingua madre dell’utente. Se stiamo cercando di essere professionali come possiamo, anche noi dobbiamo cercare di essere sensibili alle differenze di cultura in tutto il mondo.
Non sappiamo se l’utente che visita il sito è un “esperto di computer”.
Quindi, cerchiamo di rendere molto semplice e immediato l’utilizzo del nostro sito. Usiamo modelli di progettazione per creare “affordance“. Studiamo i dettagli nel nostro disegno, prendiamo spunti online, e in generale creiamo una valida “user experience”.
Non sappiamo se l’utente ha una qualche disabilità ( visiva, motoria).
Quindi teniamone conto e rendiamo i nostri siti accessibili.
Sappiamo molto poco dei visitatori del nostro sito. Ne sappiamo sempre meno ogni giorno, poichè la demografia degli utenti di Internet si allarga (giovani e meno giovani, internet non è più una cosa nerd, teniamo conto di aree geograficamente diverse, ecc) così potremo avere una marcia in più verso i 6 miliardi di persone che utilizzano il web. Abbracciamo idealmente l’ignoto per capire dove e come possiamo agire per trasformare il nostro lavoro al meglio per tutti ( o quasi ).
* NOTE
Personalmente non condivido il punto il cui si parla della gestione della lingua con servizi di traduzione, penso che se un sito dev’essere letto in più lingue significa che ha un mercato, un target, molto ampio e che quindi forse serva uno sforzo in più e magari customizzare le lingue e i contenuti per aree di provenienza.
